Silvia Bolognesi

Discography

Ghost trio – “Ghost trio”

SM2890

  • Label: Setola di Maiale
  • Release: 2015

Da un pamphlet del Centro d’Arte di Padova: “Ghost Trio è una delle formazioni più interessanti del panorama italiano, un gruppo per cui l’improvvisazione è prima di tutto relazione, con tempo e memoria – presente, passato e futuro – con l’essenza stessa del gesto musicale. Nato nel 2013, il gruppo si è fatto notare per la naturalezza con la quale unisce suggestioni sonore che guardano al free storico e spirito d’avanguardia. Compongono la formazione Ivano Nardi (collaboratore tra gli altri di Massimo Urbani, Gaetano Liguori, Mario Schiano, Don Cherry, Eugenio Colombo e Roberto Bellatalla), insieme a Silvia Bolognesi (“Top Jazz 2010″, attivissima contrabbassista sia in Italia che in America) e Marco Colonna (multistrumentista davvero dotato, tra i più attivi sulla scena improvvisata e contemporanea europea)”. Il disco è stato registrato ottimamente dal vivo al Centro d’Arte di Padova, nell’ambito del festival Paperbacks, il 25 gennaio 2015.

“(…) L’album, registrato dal vivo nell’ambito della rassegna Paperbacks, fotografa in modo fedele la celebrazione da parte del trio d’una liturgia collettiva, ciò che del resto i titoli (e soprattutto i lunghi episodi di apertura e chiusura, Opening e The End Of The Ritual), dichiarano apertamente. A partire dal roccioso basamento della ritmica, Colonna ha la possibilità di dispiegare la propria eloquenza, talvolta torrenziale (Walking Ghost), talaltra assorta, impegnata a intrecciare un tessuto discorsivo (Whispering) o a sviluppare logiche più tese, di inseguimento o scontro, gravide di lucida furia (Sorrow). La prontezza nel mutuo ascolto garantisce ai tre forme di interlocuzione paritaria, ma al contrabbasso della Bolognesi resta sovente affidato un ruolo di guida. La registrazione, di buona qualità, riesce a mantenere viva la vibrante atmosfera della serata. Disco raccomandato a chi, ignorandone l’esistenza, voglia interessarsi al fecondo sottosuolo jazzistico nazionale, ove germinano pratiche improvvisative radicali, del tutto estranee agli ordinari circuiti festivalieri, soprattutto estivi.” Do the Wrong Mistake, 2015.

“(…) Nel jazz quando si intercetta la parola “ghost” si fa subito mente locale su alcuni musicisti o gruppi americani che su spiriti, fantasmi e forze naturali attive hanno costruito la propria filosofia, elevandone i significati aldilà di qualsiasi radiosa idea religiosa: è immediatamente logico pensare ad Albert Ayler, alle pantomine degli Art Ensemble of Chicago o in tempi più recenti alla Ghost Trance di Anthony Braxton. Tutte queste esperienze musicali, pur nella loro evidente diversità, sono legate da un unico denominatore, che è quello di sfruttare il senso musicale a favore di una palese direzionalità dei temi verso ambiti gnostici legandoli indissolubilmente al sentiment della loro espressione. Al fantasma musicale jazzistico si ispira anche il Ghost Trio formato da tre valenti improvvisatori italiani: Ivano Nardi, percussionista sensitivo romano, collante in passato di operazioni con Liguori, Urbani e Schiano, Silvia Bolognesi, contrabbassista senese sulle righe sempre alla ricerca di nuove esperienze improvvisative, e Marco Colonna ai fiati (clarinetti, sax baritono e flauto), uno di quei musicisti preparati che dovrebbe ricevere molto più credito sulle riviste specializzate di jazz di quanto ne abbia oggi. “Ghost Trio” è una registrazione live fatta al Centro d’Arte di Padova nel gennaio del 2015 ed è un tuffo rigenerante in quel tipo di improvvisazione che è memoria storica del free jazz statunitense. Come accade spesso nell’improvvisazione e nell’anticonvenzionalità delle forme, la musica prodotta dal trio libra di luce propria e evidenzia che è possibile ricreare una magia autonoma dai modelli profusi dai mostri sacri americani, facendo leva anche sulla propria individualità europea. Il set è strutturato come un vero e proprio rituale in cui Colonna fa veramente scintille, lanciandosi in ripetute jam perdifiato (l’Opening è impressionante) mentre la Bolognesi sembra aver preso le sembianze del William Parker spirituale quando lei stessa non propone un ritmo-tema (vedi Walkin’ ghost). Quanto a Nardi, svolge un lavoro prezioso e puntuale, definendo le dimensioni del furore spirituale che contraddistingue l’esibizione, ma anche prestando attenzione alle vibrazioni più contenute e secche degli oggetti percussivi, offerte nelle pause di tamburi e rullanti.” Ettore Garzia, Percorsi Musicali, 2015.

“(…) Il Ghost Trio si aggrappa alla musica che più di tutte nel jazz ha rappresentato il cambiamento, ovvero il free degli anni Sessanta, ormai storicizzato, evolutosi nella improvvisazione radicale degli anni Settanta ed arrivato fino a noi in mille piccoli rivoli. Su tutto quel fermento è calato una specie di sipario “normalizzante”. Un fantasma aleggia per L’Europa… e un fantasma aleggia nella pratica di questo gruppo, fin dal nome. La presentazione del cd espone lucidamente gli intenti del trio e non necessita di ulteriori commenti: “l’improvvisazione è prima di tutto relazione, con tempo e memoria – presente, passato e futuro – con l’essenza stessa del gesto musicale”. Il gruppo vuole ricreare la liturgia della creazione collettiva, evocare il famoso fantasma. A lunghi tratti ci riesce. Speriamo che l’auspicio di un passato che torna verso il futuro si realizzi.” Franco Bergoglio, Magazzino Jazz, 2015.

Tracklist:
01 _ Opening 12:18
02 _ Spirit Call Ghost 4:50
03 _ Walkin’ Ghost 4:51
04 _ Whispering 6:25
05 _ Sorrow 9:05
06 _ The End of the Ritual 14:03

Marco Colonna _ clarinetto _ clarinetto basso _ sax baritono_ flauti
Silvia Bolognesi _ contrabbasso
Ivano Nardi _ batteria _ oggetti